“Perché proprio Giulia fa tanto rumore?”

“Perché proprio Giulia sta facendo tanto rumore?”. È una domanda che mi sento rivolgere spesso in questi giorni di forte dibattito.

Perché per Giulia abbiamo avuto il tempo di sapere, sperare, fare qualcosa. Fosse solo un corteo, un post, chi crede, una preghiera. E perché il suo brutale assassinio è arrivato quando la misura era ormai colma, strappando una vita che potrebbe essere quella di una qualsiasi nostra giovane amica.

Dobbiamo lavorare tutte e tutti insieme, affinché questo 25 novembre non termini domani, ma resti uno spartiacque tra la conta incessante di femminicidi e il giorno in cui la rotta ha iniziato a invertirsi. Perché sia ricordato come il momento in cui il muro chiamato patriarcato ha iniziato a sgretolarsi. E per farlo sono pochi e fermi i punti: quelli che ripetiamo da anni e che continueremo a sostenere fino a quando non vedranno piena attuazione.

  • Educazione obbligatoria al rispetto delle differenze e all’affettività in tutti i cicli scolastici, in modo strutturale.
  • Incremento delle risorse destinate ai Centri antiviolenza e alle case rifugio che accolgono e aiutano le vittime a uscire dai percorsi di violenza.
  • Decreti attuativi della legge sulle statistiche di genere, strumento indispensabile per monitorare e agire.
  • Risorse per il reddito di libertà che consente alle donne di allontanarsi e rendersi autonome dai partner aguzzini.
  • Rafforzamento dei percorsi di recupero degli uomini maltrattati.

I dati delle Marche segnano un aumento dei casi, il tempo per agire ha sempre meno margini. E, come sottolineato con forza anche dalla nostra Segretaria, Elly Schlein, l’educazione alla parità e al rispetto dei diritti e del corpo delle donne non può che avvenire in un contesto in cui anche l’autonomia, l’autodeterminazione e l’indipendenza economica siano protagoniste.

Basta con i minuti di silenzio. Ogni istante, d’ora in poi, ha bisogno di tutto il nostro impegno.

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