“A voce alta”: un libro nato dalla memoria familiare

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“A voce alta”: un libro nato dalla memoria familiare

L’origine del libro è profondamente personale. Marziali racconta che l’idea di scrivere è maturata dopo la scomparsa di una delle sorelle di sua madre, un evento che l’ha portata a riflettere sul contributo spesso invisibile delle donne alla vita familiare e collettiva.

«Ho pensato a quanto quotidianamente le donne costruiscono in maniera silenziosa all’interno delle loro famiglie», spiega.

Da questa consapevolezza nasce il desiderio di ricostruire la propria genealogia femminile, collegando le esperienze delle antenate lungo una linea di memoria che attraversa le generazioni.

Il libro diventa così un modo per restituire dignità e riconoscimento a storie rimaste troppo a lungo sotto traccia.

Non si tratta soltanto di conservare ricordi personali, ma di riconoscere il valore storico e sociale di vite apparentemente ordinarie, nelle quali si ritrovano sacrifici, decisioni coraggiose e forme quotidiane di resistenza.

L’emancipazione femminile passa anche dalle piccole conquiste

Durante la conversazione, Luca Eboli invita Marziali a riflettere sul prezzo pagato dalle donne per conquistare la propria libertà.

La risposta sposta l’attenzione dalle grandi battaglie pubbliche ai gesti quotidiani.

«Le donne hanno conquistato i propri spazi con grandi sacrifici, lottando nel quotidiano con azioni che possono essere normali, ordinarie, ma che poi sono dei piccoli passi nella storia e nel percorso di emancipazione femminile».

Studiare, lavorare, raggiungere l’indipendenza economica o prendere la patente sono esempi di libertà che oggi possono sembrare scontate, ma che per molte donne delle generazioni precedenti hanno rappresentato conquiste importanti.

Marziali invita inoltre a interrogarsi su quanto alcuni diritti, come quello allo studio, siano effettivamente garantiti.

Le conquiste sociali non devono essere considerate definitive o automatiche: sono il risultato di percorsi collettivi che richiedono memoria e attenzione costante.

«La condizione attuale, quello che oggi noi abbiamo, lo dobbiamo a chi ci ha preceduto», sottolinea l’autrice, descrivendo il proprio lavoro anche come un debito di gratitudine verso le donne del passato.

Donne e leadership: non basta occupare una posizione di potere

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda la presenza femminile nei luoghi decisionali.

Nonostante i progressi compiuti, Marziali osserva come le donne continuino a essere sottorappresentate nei ruoli apicali del mondo del lavoro, delle istituzioni e della politica.

Ma il tema non riguarda soltanto i numeri.

La presenza di una donna in una posizione di leadership non garantisce, da sola, un cambiamento delle condizioni delle altre donne.

«Una leadership femminile può risultare unicamente simbolica se in realtà non si impegna anche per le altre donne», afferma.

È qui che introduce una distinzione affrontata anche nel libro: quella tra leadership femminile e leadership femminista.

La prima riguarda la presenza delle donne nei ruoli di responsabilità; la seconda implica anche l’impegno a riconoscere le disuguaglianze e promuovere opportunità concrete per le altre.

Una riflessione che, nell’intervista, assume particolare rilevanza alla luce dell’ottantesimo anniversario del voto alle donne in Italia, celebrato nel 2026.

Il lavoro di cura e le difficoltà che restano invisibili

Un altro tema centrale è quello della conciliazione tra vita professionale, famiglia e responsabilità di cura.

Marziali richiama l’attenzione sulle difficoltà quotidiane affrontate da molte donne, spesso chiamate a sostenere contemporaneamente aspirazioni lavorative, gestione familiare e assistenza a persone fragili.

Un carico che può diventare particolarmente gravoso quando viene vissuto senza adeguate reti di sostegno.

Il lavoro di cura, ancora oggi distribuito in modo diseguale, rappresenta uno degli ostacoli concreti alla piena partecipazione femminile alla vita economica, sociale e politica.

Secondo Marziali, queste difficoltà non vengono raccontate abbastanza e rischiano di lasciare le donne in una condizione di isolamento.

La riflessione si collega anche al tema della partecipazione democratica: nell’intervista l’autrice richiama l’astensionismo femminile, invitando a considerare quanto le condizioni materiali possano incidere sulla possibilità di prendere parte alla vita pubblica.

L’esperienza da sindaca e l’impegno per le pari opportunità

La conversazione entra poi nell’esperienza istituzionale di Marziali, già sindaca di Monterubbiano.

Alla domanda di Luca Eboli sulle difficoltà incontrate durante il proprio percorso politico, l’autrice racconta come le donne che occupano posizioni di responsabilità possano essere esposte a contestazioni e comunicazioni offensive.

Ma evidenzia anche un altro aspetto del ruolo istituzionale: la possibilità di osservare direttamente le difficoltà vissute dalle donne e intervenire con strumenti concreti.

Richiama, in particolare, l’esperienza maturata come presidente delle pari opportunità, durante la quale sono stati realizzati progetti rivolti a donne disoccupate, imprenditrici e lavoratrici della pubblica amministrazione.

Iniziative che Marziali definisce strumenti di empowerment, pensati per sostenere autonomia e opportunità.

Il messaggio è chiaro: chi ricopre un incarico istituzionale ha la possibilità, ma anche la responsabilità, di contribuire al miglioramento delle condizioni delle altre donne.

Alzare la voce significa soprattutto prendere parola

Il significato del titolo A voce alta emerge nella parte conclusiva dell’intervista.

Luca Eboli chiede se alzare la voce rappresenti ancora un gesto di ribellione oppure debba essere considerato un diritto naturale di ogni donna.

Marziali propone una lettura precisa:

«Io credo che debba coincidere con un prender parola, non tanto con un alzare la voce, ma far sentire la propria voce».

Il titolo nasce anche dal ricordo dei racconti familiari, condivisi attorno al tavolo della cucina o davanti al camino, spesso sottovoce, quasi con timore di rendere pubbliche le proprie esperienze.

Passare dal racconto sussurrato alla parola pronunciata liberamente diventa il simbolo di una nuova consapevolezza femminile.

Non è necessario gridare per essere ascoltate. È necessario poter raccontare la propria storia senza paura, senza sentirsi giudicate e senza dover chiedere il permesso di esistere nello spazio pubblico.

Un messaggio alle nuove generazioni: crescere senza stereotipi

L’intervista si chiude con uno sguardo rivolto al futuro, in particolare alle bambine, alle ragazze e alle giovani donne.

Marziali sottolinea la responsabilità delle generazioni adulte nel costruire una società capace di riconoscere il talento femminile senza condizionamenti.

«Dobbiamo costruire un futuro, soprattutto per le giovani generazioni, per le bambine, le ragazze e le giovani donne», afferma, auspicando che possano essere se stesse, libere da pregiudizi e stereotipi.

È questo il filo conduttore di A voce alta: conoscere le storie delle donne del passato per rendere più libera la vita di quelle che verranno.

Un libro che parte dalla memoria personale e diventa una riflessione collettiva sul diritto di essere riconosciute, ascoltate e valorizzate.

Ascolta l’intervista completa!

La Redazione di Radio FM1 – Intervista di Luca Eboli