Quattro ragazzi di spalle sulla sponda di un fiume

Figli e bilancio familiare: in media assorbono il 34% delle spese mensili

I figli assorbono in media il 34% della spesa mensile familiare. Con un terzo delle famiglie, però, che dedica loro dal 40% al 70% del bilancio familiare. È quanto emerge da una indagine di Legacoop e Ipsos che individua tra i costi maggiori: abbigliamento, libri scolastici, attività sportiva e pasti fuori casa. Evidenziando che almeno 6 genitori su 10 dichiarano di essere costretti a rinunce con la categoria più colpita gli under 30 insieme ai residenti nelle isole.

Il report sottolinea poi come il 24% dei figli maggiorenni, pur lavorando e non gravando sul bilancio familiare, continui a vivere con la famiglia «segnale evidente della persistente difficoltà dei giovani di poter affrontare il costo di una locazione o di un acquisto di un’abitazione autonoma».

«In questo paese il tema ‘famiglia’ è molto sensibile – dice Simone Gamberini, presidente di Legacoop – ma lo si affronta spesso dal punto di vista etico e morale, dei legittimi diritti, oppure suggerendo o persino prescrivendo come dovrebbero essere le famiglie. Abbiamo deciso di osservarle da un punto di vista che potrebbe sembrare un po’ disincantato, ma in realtà evidenzia il ruolo della famiglia come struttura cruciale della nostra società, quello del suo costo».

Un aspetto quello economico su cui impattano fattori come invecchiamento, trend demografici negativi, disfunzionalità del mercato del lavoro, mancata inclusione delle donne nei processi economici per ragioni dirette e indirette, costo del welfare, diseguaglianze sociali e territoriali: tutti questi temi e altri ancora, in fondo, dipendono dai costi del fare e mantenere una famiglia.

«Se vogliamo trovare soluzioni a molti dei problemi di questo Paese, dobbiamo in fondo affrontare anche questo argomento in modo meno astratto, e realizzare politiche per le famiglie che permettano di risolvere i problemi reali delle persone, consentendo loro di essere più libere e felici. La cooperazione c’è e vuole fare fino in fondo la sua parte nell’offrire risposte reali ed efficaci», conclude.

Affrontare il tema della natalità partendo solo dal “fare figli” senza però mettere in campo concrete politiche per la maternità e paternità, né garantendo adeguate prospettive di lavoro e di reddito vuol dire non volere concretamente invertire il trend demografico negativo.

Per attuare politiche di sostegno alla natalità, concrete ed incisive, occorre prima di tutto creare lavoro stabile (non precario e povero come quello attuale) e retribuzioni adeguate che possano consentire soprattutto ai più giovani di scegliere un percorso di autonomia abitativa, di formare una famiglia e decidere di avere dei figli.

Tra le azioni di sostegno ci deve essere la garanzia di un’adeguata rete di servizi per l’infanzia, non solo teoricamente ma anche concretamente e su tutto il territorio nazionale, dentro al percorso educativo di chi nasce, con ausili economici per chi non può pagarne il costo. Sono politiche ben diverse dalle politiche dei bonus mamme o bonus bebè a cui abbiamo assistito in questi anni che si sono rivelati del tutto inefficaci e sbagliate.

Servizi per gli anziani, per la cura delle persone, servizi dati alla persona che ne ha bisogno dimenticando però il concetto di servizi alla famiglia. Perché con questo concetto astratto si scaricano sulle relazioni personali, spesso con la donna al centro, la definizione non solo dei bisogni ma anche di chi di fatto provvede ad essi.

Inoltre, le politiche pubbliche inerenti alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro non devono avere come uniche destinatarie le donne, relegandole a uniche responsabili della cura e dunque a una posizione di secondo piano sul mercato del lavoro. Vanno adottate politiche di sostegno alla genitorialità come il congedo obbligatorio paritario che realizzino un’equa condivisione della cura dei figli con i padri.

3 luglio 2024

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