EDUCAZIONE SESSUO AFFETTIVA NELLE SCUOLE PER SCONFIGGERE LA VIOLENZA DI GENERE

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Nel giorno del femminicidio di Pamela Genini, uccisa con 24 coltellate davanti a decide di testimoni dal compagno che aveva lasciato, passa un emendamento che vieta l’educazione affettiva e sessuale alle scuole medie.
Una coincidenza che purtroppo evidenzia come il contrasto alla violenza di genere viene affrontato solo da un punto di vista repressivo escludendo invece l’azione di prevenzione, vero strumento per poter realizzare un cambiamento culturale come Paese.

Pamela è l’ultimo femminicidio in Italia solo in ordine di tempo. Le statistiche uguali ormai da anni raccontano di una donna uccisa ogni tre giorni. Storie che si ripetono, diverse e sempre drammaticamente uguali senza che nessuna legge repressiva sia riuscita da sola a cambiare qualcosa.

Sempre lo stesso copione che si ripete l’ultimo incontro, la donna che mette fine alla storia, la non accettazione del no e il possesso sulla vita delle donne che troppo spesso gli uomini esercitano.

Questo copione andrebbe insegnato, raccontato e condiviso nelle scuole.
Ogni femminicidio dovrebbe interrogare le nostre coscienze e le nostre responsabilità.
Abbiamo veramente messo in campo ogni strumento per contrastare la violenza sulle donne?
Evidentemente no, anzi.

Pensiamo veramente che una norma repressiva possa essere un deterrente per gli uomini che maltrattano, aggrediscono ed uccidono perché non accettano un rifiuto o un abbandono da parte delle donne?

A poche ore da questo femminicidio, proprio la commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento della maggioranza al disegno di legge Valditara che vieta “tutte le attività didattiche e progettuali attinenti all’ambito della sessualità”, dopo la primaria anche alle medie, dove venivano fatte da esperti previo consenso dei genitori.

Un provvedimento che va nella direzione opposta a quanto previsto nella Convenzione di Istanbul.
Per incidere profondamente nella cultura delle nuove generazioni e “fermare realmente la violenza è importante agire proprio sulla prevenzione, con azione educative, informative, di sensibilizzazione ed informazione, fin dall’età più giovani.”

Negare questo è profondamente irresponsabile perché priviamo le nuove generazioni degli strumenti necessari a contrastare la violenza di genere e a produrre quel cambiamento culturale tanto atteso.

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