Un percorso a ostacoli sempre più alti. Una indecorosa gimcana a cui sono sottoposte le donne marchigiane, anche giovanissime, spesso respinte dagli ospedali e costrette a spostarsi fuori regione nel momento di maggiore fragilità: quando la scelta di porre fine alla gravidanza sta già lacerando la propria esistenza. O, peggio, che lascia scorrere giorni preziosi ponendo una seria ipoteca sull’accesso all’interruzione volontaria farmacologica in regime ambulatoriale o di day hospital che evita l’intervento chirurgico.
Il dolore si somma alla frustrazione nel vedere i propri diritti cancellati e il mancato rispetto di una legge pensata per tutelarli.
Accade proprio qui, nelle Marche, una regione sempre più inadempiente sul diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito, vergognosamente fanalino di coda a livello nazionale con medici obiettori che toccano quota 90% e il mancato recepimento, da parte della Regione, delle Linee Guida ministeriali per l’interruzione volontaria farmacologica.
In Francia, primo Paese al mondo a inserire l’aborto in Costituzione, l’interruzione volontaria di gravidanza con i farmaci è utilizzata da 20 anni. In Italia non solo ci troviamo davanti a una vera e propria negazione di diritti ma, se possibile, a grandi passi stiamo perfino tornando indietro su quanto già acquisito.
Con il sit-in di oggi, a sostegno dell’interpellanza presentata dal gruppo Pd, a prima firma della consigliera Manuela Bora, chiediamo il rispetto di una Legge ampiamente disattesa e ribadiamo il nostro ‘no’ a qualsiasi ingerenza delle associazioni pro-vita nei consultori.
In passato, come presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione, mi sono battuta duramente affinché le Marche superassero l’empasse dovuto all’alto numero di obiettori. Oggi, a questo si aggiungono le inadempienze e le ingerenze della Regione che di fatto azzerano la 194: nelle Marche, come sottolinea la rete Pro-Choice, il metodo farmacologico è disponibile solo in poche strutture e solo fino a 7 settimane di gestazione (invece che fino a 9 come nel resto d’Italia), si registra un’altissima incidenza di medici obiettori e i consultori sono in sofferenza per mancanza di personale e strumenti, situazione a cui si aggiunge la presenza di associazioni antiabortiste.
Il Partito Democratico ha aderito all’iniziativa promossa da Pro-Choice e insieme hanno chiamato a raccolta le donne della nostra regione: la risposta non si è fatta attendere.
“Ancora una volta – scrive il Pd Marche al termine del consiglio – la destra marchigiana si dimostra lontana e avversa ai diritti, ignorando il delicato tema della salute delle donne. L’assessore Saltamartini, infatti, allineando l’esecutivo regionale alle posizioni già espresse dal governo Meloni, ha dichiarato di aver già avviato la valutazione di alcune richieste pervenute da parte delle organizzazioni Pro-Life, che noi crediamo sia più corretto definire No Choice.
Insieme alla rete femminista, alle associazioni marchigiane e ai sindacati continueremo la nostra battaglia affinché la maternità sia sempre una scelta consapevole e libera da pressioni colpevolizzanti”.
Nelle ultime elezioni sei donne su dieci non sono andate a votare, certifica una indagine di Swg, perché non si sentivano rappresentate: è necessario ripartire dai nostri bisogni, dalle leggi che le nostre madri hanno conquistato ma che non vengono applicate, dai diritti che vediamo quotidianamente calpestati.
Ripartiamo da noi e riprendiamoci quello che ci appartiene e che ora altre donne, molto più miopi di tanti uomini, ci stanno togliendo. A che serve una presidente del Consiglio donna, le parole della nostra segretaria Elly Schlein, se per prima disattende i diritti di tutte le altre? A niente, rispondono giornate come questa”.
Ancona, 18 giugno 2024