MONTEPULCIANO- PRONTI PER L’ALTERNATIVA: DALLA PARITA FORMALE ALL’UGUAGLIANZA SOSTANZIALE.

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Si è chiusa la seconda edizione di Montepulciano per l’alternativa. Insieme abbiamo sostenuto Elly Schlein sin dal congresso e insieme abbiamo contribuito a unire il PD attorno a un progetto chiaro e forte.

In questi tre giorni abbiamo rilanciato le priorità per costruire un’alternativa alle destre: giustizia sociale, sanità pubblica, lavoro di qualità, parità di genere, crescita industriale, tutela ambientale e redistribuzione della ricchezza. Servono risposte concrete alle difficoltà delle cittadine e dei cittadini, dei giovani per contrastare disuguaglianze e fratture sociali. Un contributo di idee da offrire al Pd e alla coalizione.

Nel 2022 la destra ha conquistato il governo facendo leva sulle paure e sul malcontento. Ma alle promesse non sono seguite risposte concrete: di fronte alla necessità di rafforzare servizi e investimenti, tutelare le persone e contrastare le fratture sociali e territoriali, i suoi limiti sono emersi con chiarezza.

Nel frattempo, il centrosinistra ha ripreso slancio e capacità di competere. Sotto la guida di Elly Schlein, il Partito Democratico ha consolidato un profilo più riconoscibile e riallacciato il dialogo con le realtà che rappresenta e volgendo lo sguardo su mondi che attendevano di essere visti ed ascoltati dalla politica. Al centro della sua agenda sono tornati il lavoro e i suoi diritti, il contrasto alle disuguaglianze, una sanità accessibile a tutti, il futuro delle aree interne e le opportunità di emancipazione per le donne e di mobilità sociale tra le generazioni.

Viviamo una stagione di profonde trasformazioni: l’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui produciamo e lavoriamo, la transizione ecologica sta ridefinendo economia e consumi, mentre l’evoluzione demografica e i fenomeni migratori incidono sulla composizione della società e sulla vita delle comunità. Di fronte a cambiamenti così diversi, la questione di fondo è una sola: quale futuro vogliamo costruire e quale spazio intendiamo riservare, in quel futuro, alle persone, alle donne e alle nuove generazioni?

Le mobilitazioni studentesche che in questi giorni attraversano vari Paesi europei e il nostro Paese esprimono una domanda di protagonismo e di futuro. Sbagliato derubricare tali mobilitazioni a solo atti di violenza, che comunque vanno condannati. I giovani chiedono diritti: istruzione, lavoro, casa, autonomia, possibilità di costruirsi un progetto di vita.

L’aumento della longevità e il calo delle nascite stanno ridefinendo gli equilibri tra le generazioni. In una società che invecchia, è fondamentale garantire ai giovani e alle donne voce, spazio e possibilità di iniziativa. La sfida è coniugare innovazione e uguaglianza, impresa e partecipazione, crescita e coesione, assumendo le persone e la qualità della loro vita come misura dello sviluppo.

Oggi la nostra comunità politica ha l’autorevolezza necessaria per avanzare una visione capace di tenere insieme — come ha ricordato la nostra Segretaria nell’ultima Direzione nazionale — protezione e speranza. Una politica che sappia incidere concretamente sulla vita delle persone: sulle opportunità a cui possono accedere, sulle tutele sociali a cui hanno diritto e sulle istanze che portano, offrendo risposte efficaci. È la direzione indicata anche dagli interventi che hanno aperto l’Assemblea nazionale di domenica scorsa.

La nostra proposta progressista deve fondarsi su una visione femminista: un femminismo radicato nella realtà, capace di leggere e trasformare la società. Non una politica di settore né un semplice lessico identitario, ma uno sguardo che incida in profondità sul modo in cui organizziamo i processi sociali, economici e culturali.

Se pensiamo al 2 giugno del 1946, quando la percentuale delle partecipanti al voto fu altissima, smentendo le previsioni sulla scarsa fiducia nell’interesse delle donne per le questioni istituzionali.

Quest’anno l’abbiamo celebrato in moltissime occasioni l’ottantesimo anniversario del voto alle donne ed è stata sicuramente un’occasione per ricordare, con forza e gratitudine, l’eredità di entusiasmo e responsabilità civica che quelle donne ci hanno lasciato. Ma dall’altro dobbiamo raccogliere la sfida attuale di recuperare fiducia, abbattere ostacoli strutturali e rendere la rappresentanza femminile efficace e visibile.

A ottant’anni dal primo ingresso delle donne nei seggi elettorali italiani, l’interesse femminile per il voto e per la politica non è mai stato così basso.

Se oggi analizziamo i dati, l’astensionismo nelle ultime elezioni ci restituisce una fotografia nitida e al contempo preoccupante: l’astensionismo in Italia non è solo in crescita, ma sta subendo una profonda “femminilizzazione”. Le donne votano meno degli uomini e sono meno rappresentate in Parlamento. Il partito del “non voto” è sempre più donna; c’è una fuga silenziosa dalla sfera pubblica.

Non si tratta di una semplice apatia, ma di una rinuncia silenziosa e strutturale dettata da condizioni materiali. Dalla conciliazione dei tempi di vita e lavoro con gli oneri di cura, ancora prevalentemente affidati alle donne, che ne limitano tempo e disponibilità per partecipare, alla disillusione e sfiducia: molte donne esprimono una percezione di scarsa rappresentanza e di lontananza delle istituzioni rispetto ai loro bisogni concreti. Quando le politiche pubbliche non rispondono a questioni chiave come welfare, servizi per l’infanzia e conciliazione, cresce il senso che il voto non produca cambiamenti reali.

Attraverso le proposte di un’agenda femminista, la nostra visione può ricostruire un rapporto di fiducia con le donne del Paese. Un’agenda che riconosca il legame profondo tra lavoro e cura, cura e welfare, welfare e salute, salute e corpi, corpi e autodeterminazione; e che affermi come la libertà dalla violenza sia inseparabile dall’autonomia economica.

Una proposta politica che tenga insieme tutti i temi, non un capitolo aggiuntivo del programma progressista, ma uno sguardo che permea tutte le politiche, attraverso cui il programma progressista acquista credibilità, coerenza e capacità trasformativa.

Celebrare il 1946 non significa solo ricordare un giorno; significa rinnovare l’impegno, il nostro impegno come forza progressista, affinché ogni donna trovi motivi concreti per votare, per candidarsi, per assumere responsabilità pubbliche — così che l’eredità delle donne che ci hanno preceduto diventi forza viva nella democrazia di oggi.

Oggi siamo pronti a farlo insieme alla nostra Segretaria Elly Schlein, ad una leadership femminile e femminista, insieme al PD e alla coalizione che sapremo consolidare intorno a lei, lavoreremo con passione, speranza e coraggio per un’alternativa credibile.