Le Aree Interne: Il Cuore della Giustizia Sociale e Futuro Circolare

Un ringraziamento speciale a Fondazione Symbola per la XIII Edizione delle Giornate sulla Soft Economy a Treia, un’occasione cruciale per discutere su “Comunità presenti e beni comuni. Le radici del futuro”
Da Sindaca di un piccolo comune che si colloca nelle aree interne ed alto collinare, ho accolto con molto piacere l’invito ad intervenire in un panel in cui si è parlato di #COMMUNITAS. La sfida territoriale dell’economia sociale e circolare.
Una discussione che ha il merito di ridare slancio e speranza a chi amministra e soprattutto abita le nostre aree interne. Si è condivisa l’importanza di una responsabilità sociale condivisa per costruire il futuro delle nostre comunità.
Quando mesi fa, il Piano SNAI, aveva parlato di “accompagnamento al declino irreversibile” ricordo di aver provato disorientamento e sconforto, per chi ogni giorno prova a difendere e garantire i servizi essenziali ai propri cittadini istruzione, salute, mobilità.
Il declino irreversibile è un paradigma che non accetteremo mai. Un documento che non crea una visione per rimuovere i divari territoriali bensì li consacra.
Adottare per questi territori unicamente criteri ed indicatori statistici che ignorano la realtà sociale e culturale dei nostri luoghi, fa dimenticare che molte fragilità attuali sono state indotte da scelte politiche e tagli strutturali pregressi.
Le Aree Interne non sono problemi da contenere, ma laboratori di futuro e risorse da liberare.
Il loro rilancio è un atto di “giustizia sociale” e “liberazione” che richiede politiche integrate e una visione sistemica.
Occorre una strategia che faccia tornare ad essere i territori dei soggetti attivi e non solo oggetti di politiche ed azioni che si limitano alla mera fruizione.
Oggi il nostro Paese vive una drammatica assenza di visione strategica. Continua a ricorrere le emergenze ambientali, sociali e produttive piuttosto che governarle e soprattutto considerarle integrate tra loro.
La sostenibilità economica attuata con un nuovo modello di sviluppo locale che sia rispettoso dell’ecosistema che ne sarà destinatario ci permette di proteggere la montagna e le zone alto collinari altrimenti abbandonate o assoggettate a tale rischio. Questa dimensione è strettamente collegata a quella ambientale di cura e presidio del territorio e a quella sociale affinché alle comunità presenti siano garantiti i diritti ai servizi essenziali ed in particolare la costruzione del loro futuro.
Dobbiamo investire in sviluppo bio sostenibile, co progettazione insieme ai territori e al terzo settore, programmazione strutturale con diversi livelli di governance istituzionale e rigenerazione urbana intelligente per mettere le comunità al centro del cambiamento.
Il futuro passa da qui.