Il Rapporto Statistico Nazionale Caritas 2025 non si limita a fornire dati: ci restituisce una mappa delle disuguaglianze che attraversano il nostro Paese.
Nel 2024, oltre 277.000 nuclei familiari si sono rivolti ai centri Caritas per ricevere aiuto. Un numero impressionante, dietro cui si celano volti, storie, percorsi interrotti.
Non tutte le povertà sono uguali
La lettura di genere è fondamentale per comprendere come la crisi economica e sociale impatti diversamente su donne e uomini:
• Le donne rappresentano il 53,7% degli utenti Caritas (in particolare tra gli italiani, arrivano al 58,2%), e sono più frequentemente sole con figli a carico.
• Il 75,4% delle madri sole assistite ha un basso titolo di studio, ed è spesso escluso dal mercato del lavoro o impiegato in lavori poveri e instabili.
• Le donne affrontano forme di vulnerabilità intersezionali: alla povertà economica si somma il carico di cura, la violenza domestica, la solitudine.
Povertà abitativa e disuguaglianze di accesso
• Le donne sole, soprattutto migranti, sono particolarmente esposte all’esclusione abitativa e alla dipendenza da reti informali che a volte sfociano in sfruttamento o isolamento sociale.
• L’assenza di politiche abitative sensibili al genere contribuisce a cronicizzare situazioni di marginalità.
Una risposta che deve essere anche di genere
• Serve un welfare orientato all’equità, che riconosca i diversi impatti delle disuguaglianze.
• Politiche attive del lavoro che valorizzino la presenza femminile, servizi per l’infanzia accessibili, housing sociale con attenzione a donne e minori, sostegno psicologico e legale per le donne vittime di violenza sono interventi non più rinviabili.
Ignorare il genere significa progettare risposte neutre per problemi diseguali.
Se vogliamo davvero combattere la povertà, dobbiamo cominciare a guardarla con occhi diversi, capaci di leggere le fratture nascoste e le responsabilità collettive.
Rapporto Caritas 2025: la povertà è strutturale – e colpisce in modo diseguale