Ho partecipato a un importante momento di confronto promosso da UIL Marche, dedicato al tema “Ascoltare il lavoro femminile per cambiare le regole”. Sono stati presentati molti contributi per analizzare il tema della partecipazione femminile al mondo del lavoro.
Nel mio intervento, ho sottolineato come, in un mondo in continua evoluzione, il tema di donne e lavoro sia caratterizzato da sfide, ma anche da opportunità.
Il lavoro non è solo una questione di sostentamento, ma è anche un mezzo attraverso il quale si costruisce l’identità, si afferma l’autonomia e si realizza la propria aspirazione a una vita migliore.
Sappiamo bene che il lavoro è la prima forma di espressione di ogni persona e ha un ruolo essenziale nella costruzione dell’identità sociale, dell’autonomia personale e dell’autostima, non meno per le donne. L’autonomia personale diventa, ad esempio, fondamentale per uscire da un contesto familiare maltrattante e violento.
D’altra parte, la partecipazione femminile nei contesti di lavoro è certamente un valore aggiunto. Il mondo del lavoro diventerà concretamente completo quando non si priverà più dell’apporto femminile.
La lotta per la parità di genere non è solo una questione di giustizia sociale, ma una necessità economica che può arricchire l’intera società.
Con questo intendo che le competenze delle donne, che molto spesso hanno acquisito con percorsi e qualificazioni di studio più velocemente degli uomini e con risultati nettamente superiori, e le competenze trasversali, o cosiddette soft skills, continuano ad assumere un ruolo sempre più determinante nel definire il successo di un individuo o di un team.
Gran parte delle soft skills, che influenzano positivamente il mondo del lavoro, è un insieme di capacità e attributi spesso associati, per tradizione o percezione sociale, al genere femminile. In realtà, si tratta di competenze che trascendono i confini di genere e possono essere sviluppate da chiunque.
Si tratta di competenze che, rispetto agli uomini, le donne usano semplicemente più spesso e da più tempo, ma non sono competenze ad appannaggio esclusivo delle donne. Stiamo parlando di ascolto attivo, spirito collaborativo e predisposizione al lavoro in squadra, empatia, gestione efficace dei conflitti, flessibilità e adattabilità, per non parlare della resilienza, della gestione dello stress e del problem solving.
I temi della parità di genere sono alla base dello sviluppo della nostra società.
Quando le donne hanno difficoltà ad accedere a posizioni apicali, rinunciamo a una parte significativa delle capacità e dei percorsi di formazione di oltre la metà della popolazione. Questo rappresenta una perdita considerevole di un patrimonio intellettuale, culturale e valoriale enorme.
È tuttavia cruciale riconoscere che le donne affrontano ancora oggi barriere significative nel loro percorso professionale.
Siamo infatti ancora sotto la media europea per quanto riguarda l’occupazione femminile e il raggiungimento di ruoli di leadership.
Le anomalie nei congedi parentali e paritari, che ricadono principalmente sulle madri, portano a interruzioni di carriera.
I ruoli di cura sbilanciati sulle donne limitano la loro disponibilità di tempo, creando ulteriori ostacoli alla loro carriera professionale.
Le donne sono fortemente penalizzate sia nell’ingresso, nella permanenza e ancor più nel reinserimento lavorativo.
Hanno qualifiche inferiori a quelle degli uomini, differenze retributive sostanziali e una maggiore diffusione della precarietà con tipologie contrattuali, part-time involontario come scelta strategica aziendale e non personale di conciliazione della vita personale con quella lavorativa, con risvolti poi in fase di pensionamento e povertà in quella parte di vita.
Per non parlare delle tante lavoratrici precarie per le quali la maternità significa spesso la perdita di ogni speranza di rinnovo del contratto.
Dobbiamo impegnarci per rimuovere queste barriere. Le comunità in cui le donne sono economicamente attive tendono a essere più coese e resilienti, capaci di affrontare le sfide con maggiore determinazione.
L’uguaglianza di genere non si limita alle mura delle aziende; ha anche un impatto profondo sulle famiglie e sulle comunità.
Quando le donne entrano nel mercato del lavoro, non solo contribuiscono al reddito familiare, ma investono anche nel futuro dei loro figli. Un genitore che lavora è in grado di garantire migliori opportunità educative e sanitarie, rompendo il ciclo della povertà e costruendo una base solida per le generazioni future.
Auspico un tempo in cui donne e lavoro possano avere presto un orizzonte comune.
Ringrazio la UIL Marche e la Segretaria regionale Claudia Mazzucchelli per l’invito e per questa preziosa opportunità di ascolto.