PAUSA CAFFE’ | La sindaca di Monterubbiano si racconta: “Tre anni sono volati. Ho meno tempo per la vita privata, ma amo questa esperienza”

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Meri Marziali: “Ho perso mio padre all’età di 13 anni, alle porte dell’adolescenza. Per molti anni non sono riuscita a pronunciare nemmeno la parola leucemia

Meri Marziali, nata a San Benedetto, dal 2020 è sindaca di Monterubbiano, paese dell’entroterra marchigiano dove risiede; già assessore alla Cultura, Turismo, Sociale, Pari Opportunità e Politiche Giovanili. In questi tre primi anni di mandato qual è l’azione della quale va più orgogliosa?

Devo confessare che questi primi 3 anni (20 settembre 2020) sono letteralmente volati, sarà perché come Amministrazione siamo stati impegnati su molti progetti. Dalle procedure concorsuali (considerando i molti pensionamenti nel Comune di Monterubbbiano) al reinserimento di Monterubbiano dentro a molti organismi o enti perché veniva da un periodo di profondo isolamento. Penso quindi a STL Marca Fermana, al rinnovo della Bandiera Arancione, al riconoscimento della Bandiera Gialla per il turismo Plein Air, dal riconoscimento di Città che Legge sino alla recente adesione al Gal Fermano da cui eravamo fuori. Questo è solo una parte di lavoro amministrativo immateriale a cui abbiamo lavorato in questi primi 3 anni. Abbiamo completato un impianto sportivo molto grande a Rubbianello. Una palestra avviata nel 2014 che ha subito molte vicissitudini amministrative ma noi avevamo preso l’impegno di completare e così è stato. Abbiamo dovuto dirimere molte questioni: una convenzione da rinnovare con la parrocchia, delle procedure legali da chiudere con la prima società affidataria di gara che non ha completato i lavori, rapporti con il credito sportivo e con il CONI. Un percorso amministrativo molto complesso. Oggi vederla completata è per me una grande soddisfazione, ringrazio tutta la mia squadra amministrativa e gli uffici comunali perché abbiamo saputo lavorare insieme per raggiungere questo risultato per la nostra comunità. Già molte realtà sportive hanno chiesto di poterne fruire, credo che sarà un importante impianto non solo per Rubbianello ma per tutta la Valdaso. Quando ci siamo insediati abbiamo trovato un’ordinanza di inagibilità di una struttura comunale che ospitava la scuola primaria con alunni accorpati nella sede della scuola secondaria in spazi didattici veramente ristretti. In questo momento tramite la SUA della Provincia di Fermo, stiamo facendo la gara per l’affidamento dei lavori per due aule che amplieranno gli attuali spazi della scuola secondaria in modo da garantire una maggiore qualità didattica. Al contempo stiamo elaborando uno studio di fattibilità per una nuova scuola tenendo insieme le caratteristiche di Monterubbiano, ovvero nuovi spazi dando però una finalità a quelli esistenti. Molte cose sono state fatte, alcune di queste più grandi altre piccole ed impercettibili che però sono e saranno tasselli importanti per il futuro di Monterubbiano. Molte altre sono in cantiere e saranno da realizzare.

Costruire è un verbo bellissimo ma richiede tempo, silenzio, cuore e passione. In tre anni ho qualche amicizia virtuale e reale in meno (e mi dispiace, ma non sono stata eletta per essere simpatica, ma per assumere decisioni e responsabilità), qualche avversario che su di me ha cambiato idea, qualche idea realizzata, qualcuna tramontata, una pandemia, una guerra e un orizzonte collettivo mondiale che non è mai stato così incerto e illeggibile.

Resto sempre innamorata di Monterubbiano e non del ruolo di sindaca. Soprattutto sono grata a donne e uomini che ogni giorno sono al mio fianco, per questi anni insieme e per l’impegno che ognuno di loro sta mettendo, la giunta e i compagni del consiglio comunale in primo luogo, ma anche chi è sempre in prima linea a dare una mano e i dipendenti del comune. Gli errori, anche quelli, ci sono stati e ci saranno perché fanno parte della nostra condizione umana e dai quali è difficile prescindere. Nessuno è infallibile, l’importante è che siano sempre lo stimolo per potersi migliorare e fare meglio, con onestà ed impegno. Quando ancora mi chiedono com’è questa esperienza, rispondo sempre che faccio quello che amo e non mi pesano il tempo impiegato per le riunioni infinite, le telefonate giornaliere, gli incontri pomeridiani, il tempo sottratto alla vita privata e nemmeno gli infiniti problemi burocratici da superare (perché ne sono veramente tanti) e le resistenza al cambiamento (anche quelle ci sono) perché nel mio piccolo sto cercando ogni giorno di far tornare a splendere sempre di più Monterubbiano, il luogo che amo.

Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di presidente della Commissione per le Pari opportunità della Regione Marche. A suo avviso quanto c’è da fare in questa direzione?

C’è ancora molto da fare. Ho iniziato il mio impegno per le Pari opportunità nel 2009, prima come componente della commissione regionale che poi ho avuto l’onore di presiedere dal 2015 al 2020. Molti passi avanti sono stati fatti, ma siamo ancora in cammino nel percorso di emancipazione femminile; non c’è una modernità possibile per il nostro Paese senza le donne. La posizione delle donne in una società rileva l’intero Paese, la sua modernità, il suo futuro. Non c’è libertà e riguarda uno solo dei due sessi. Occorre superare una visione  politica e ancillare del posto delle donne nel nostro Paese. Se pensiamo agli ultimi fatti di cronaca in pochi giorni prima lo stupro di Palermo poi quello delle due bambine al Parco Verde di Caivano. In entrambe le vicende, gruppi di ragazzi si sono accaniti contro ragazzine. Ancora ad oggi alla base di questi episodi di violenza degli uomini sulle donne ci sono misoginia, sessismo, discriminazione e un’insostenibile divario di genere in termini sociali, lavorativi, salariali, culturali, rappresenta una tra le più gravi violazioni dei diritti umani. La cronaca quotidiana nel nostro Paese ci dimostra che non si può affrontare e sconfiggere la ferocia di tale violenza in qualunque forma si manifesti – dalla violenza fisica a quella psicologica, dalla violenza domestica a quella economica, dall’odio in rete al revenge porn, dallo stalking alle molestie fino all’apice del femminicidio – senza collegarla al tema dell’uguaglianza di genere, della parità e delle pari opportunità, obiettivi ancora mancanti. Occorre una rivoluzione culturale in cui gli uomini devono essere al nostro fianco. I dati forniti ogni anno dal World Economic Forum relativi al divario di genere (definito gender gap e calcolato su quattro indicatori della salute, educazione, economia e politica) ci dicono che su 156 Paesi al mondo l’Italia è al 63° posto.  Eppure le ragazze studiano, sono brave persino più dei ragazzi, finché vanno a scuola e all’università, ma quando poi si tratta di trasformare in un’opportunità di prestigio sociale e lavorativo questa bravura di base trova il cosiddetto tetto di cristallo ad impedire avanzamenti di carriera o ruoli apicali. Anche questa si chiama, in certi casi, violenza.

C’è ancora molto da fare ma non mi scoraggio, continuerò ad impegnarmi affinché lo spazio delle donne trovi un suo compimento reale e il loro talento e competenze siano riconosciute senza dover chiedere il permesso a qualcun altro.  Non a caso ho sostenuto la candidatura di Elly Schlein a segretaria nazionale del Partito Democratico, prima donna e femminista. Sono certa che sarà una potenziale leva per accelerare il cambiamento che tutte auspichiamo, per migliorare le condizioni lavorative e materiali delle donne, per liberare il tempo delle donne, per contribuire a fermare la violenza di genere. Non tutte le leadership femminili sono femministe, sia chiaro. Non ce ne facciamo niente di una premier donna che non aiuti tutte le altre donne a migliorare le loro condizioni di vita.

Da sempre si occupa di orientamento al lavoro, formazione professionale e  politiche attive nel settore. Qual è la difficoltà maggiore che trovano i giovani nel cercare un’occupazione?

Parto da un concetto: il lavoro è la prima forma di espressione di ogni persona. Purtroppo nella realtà dobbiamo constatare che il diritto al lavoro è molto spesso incompiuto per i giovani che si trovano penalizzati sia nell’ingresso nel mondo del lavoro che nella stessa permanenza visti i contratti precari, atipici e a termine che vengono loro proposti. Contratti che impediscono realmente la possibilità di costruire un futuro. Giovani che abbiamo formato nelle nostre scuola e università, ma che poi decidono di andare all’estero per la drammatica assenza di futuro che c’è nel nostro Paese. Stiamo attraversando, ormai da molti anni, crisi ed eventi eccezionali economici, ambientali, la pandemia prima e poi la guerra, che hanno avuto come comune denominatore: il procrastinare la vita a tempi migliori rispetto a quelli attuali. Trovare un lavoro dignitoso, prendere casa da soli o con la persona che si ama, costruire una famiglia, la propria indipendenza sono diventate conquiste faticose e non sempre alla portata di tutti. Per molti aspetti viviamo un tempo presente paradossale poiché le nuove generazioni, nate in una società che ha espresso come valore la “costruzione del mondo”, poi li espelle. Credo sia questa la grande risposta che i giovani stanno attendendo. Il mercato del lavoro è profondamente incompleto perché si priva della loro formazione e delle loro competenze. I giovani si preparano, studiano, conseguono dei risultati formativi importanti. Fanno esperienza all’estero che contribuiranno ad allargare il loro orizzonte futuro, ma anche quello del Paese in cui potranno apportare il loro prezioso contributo. È per loro che noi dobbiamo impegnarci, per consegnare un mondo migliore di quello attuale. Direi ricco di speranza. Oggi ad esempio, si parla di salario minimo: un intervento direi veramente importante. Per un lavoratore che percepisce 4 o 5 euro l’ora, una norma che fissi il minimo a 9 euro significa cambiare le proprie condizioni di vita. Senza dire che le nostre retribuzioni sono tra le più basse d’Europa e sappiamo bene che in tempi come questi di rincari che pesano sul bilancio familiare quanto ogni riconoscimento economico possa essere davvero importante. Basta con gli stage gratuiti che nascondono rapporti di lavoro dipendente e che sfociano inesorabilmente nel cosiddetto lavoro povero e precario. Da orientatrice e dipendente del settore dal 2005 ritengo che le politiche attive del lavoro e la formazione vadano potenziate intanto, aumentando il numero di operatori che possono seguire gli utenti con servizi personalizzati, moltissimo è stato fatto in questi anni e molto ancora c’è da fare.  Perché dunque non utilizzare le risorse del Pnrr per rafforzare le politiche attive. I centri per l’impiego vanno valorizzati ancorandoli al tessuto produttivo territoriale, attraverso accordi che ne possano valorizzare la loro valenza e presenza, favorendo l’incrocio tra la domanda e offerta di lavoro. Approntare una formazione professionale che sia in sintonia con le specificità produttive di un territorio, che sia una leva professionalizzante o di riconversione professionale dei lavoratori e delle lavoratrici partendo proprio dallo strumento dell’apprendistato. Ribadisco solo alcune delle maggiori criticità con cui da operatore del settore della formazione professionale e politiche del lavoro mi sono spesso confrontata in questi anni. È per loro che noi dobbiamo impegnarci, per consegnare un mondo migliore di quello attuale. Direi ricco di speranza.

Che adolescente è stata? Aveva già chiaro quale sarebbe stato il suo percorso, anche  politico?

Una fase di vita purtroppo iniziata con la morte di mio padre che ho perso all’età di 13 anni, alle porte dell’adolescenza. Per molti anni non sono riuscita nemmeno a pronunciare la parola leucemia. La scomparsa di mio padre è stata una cesura nella mia vita: c’è un prima e un dopo. Un dopo che non è mai stato spensierato come forse dovrebbe essere per un adolescente. Un’adolescenza fortemente responsabilizzata nel suo agire, nel completare il percorso di studi per poi entrare nel mondo del lavoro e nel lavoro estivo per contribuire a mio modo in famiglia. Sono stati anni che ho vissuto avendo vicino amicizie di lunga data, quelle autentiche (poche) che ti porti poi dietro per tutta la vita. Sono quei rapporti che ancora oggi interpello quando ho bisogno di confrontarmi o di avere un consiglio autentico. Avevo ben chiaro il percorso di studi in ragioneria, ma non certo il mio impegno politico. Ricordo una corsa contro il tempo per cancellare una pre-iscrizione fatta alle scuole magistrali (in un momento in cui i miei genitori erano lontani a causa della malattia) per potermi iscrivere alla ragioneria a Fermo. Il sostegno di mia madre, insegnante, già in quella prima scelta: ricordo il desiderio di non entrare subito nel mondo del lavoro, sebbene sarebbe stata molto utile un’altra entrata economica. Una docente mi incoraggiò molto a proseguire gli studi. Passai l’estate a raccogliere pesche, con quel lavoro estivo pagai la mia prima rata di iscrizione ad economia e commercio. Vinsi una borsa di studio per ogni anno di università, mi laureai a 25 anni. È stato un grande riscatto e quella borsa di studio annuale ha significato il primo ingresso della  politica nella mia vita. È così che percepisco la politica, quale strumento di emancipazione delle persone qualunque sia il punto di partenza di ciascuno.

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