Parità di genere, emancipazione, stop alla violenza: nasce l’UDI Marche Sud, Capeci: “Vogliamo essere cassa di risonanza dei problemi e pungolo per la politica. Obiettivo: fare rete il più possibile sul territorio”

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Lo scorso 15 febbraio è nata a Fermo la sede per le Marche Sud dell’UDI (Unione Donne d’Italia). Per il nostro territorio, una nuova realtà che mette al centro la collaborazione e l’attenzione sulle questioni di genere. Un’attenzione che comprende la sensibilizzazione, l’ascolto e l’occhio vigile su problemi che attanagliano anche i luoghi e le comunità che viviamo ogni giorno. Ne abbiamo parlato con Sonia Capeci, responsabile del coordinamento territoriale e presidente di AUSER Provincia di Ferm

Innanzitutto che cos’è l’Unione Donne d’Italia e qual è il suo scopo?

“L’UDI nasce da lontano, nel 1945, sull’onda della garanzia del voto alle donne. Si parte dal voto per la Repubblica ma poi negli anni l’ottica si è ampliata e lo scopo è diventato quello di parlare di diritti delle donne in generale. La nuova sede delle Marche Sud che abbiamo costituito non è la costola di qualche altro ente, ma collegati direttamente con l’UDI nazionale vogliamo essere una rete di persone e associazioni che promuove i temi delle pari opportunità, delle quote rosa, della rappresentanza di genere dentro la società, sul luogo di lavoro, sul territorio. Il nostro scopo quindi è tenere vivo il dibattito culturale, sensibilizzare su questi temi, promuovere le iniziative organizzate sul territorio e anche fare da pungolo nei confronti delle amministrazioni locali, entrare nei tavoli di co-progettazione affinché tali diritti siano tutelati e rispettati. Importante poi, alla base del dibattito sui diritti, anche quello sul linguaggio, perché è dalle parole giuste che nasce la consapevolezza”

La compagine che ha portato alla nascita dell’UDI Marche Sud è molto ampia (Greta Vesprini, Meri Marziali, Ludovica Ricci, Francesca Laura Luciani, Dorotea Vitali, Anna Morrone): come vi siete trovate?

“Prima di tutto la nostra non vuole essere una formazione definitiva: l’obiettivo è quello di fare rete il più possibile sul territorio, quindi accogliamo volentieri tutti coloro e tutte coloro che desiderano portare avanti questo progetto con noi. Inoltre vogliamo essere una cassa di risonanza per tutti i problemi che emergono sul territorio in questo ambito. La prima persona che ho sentito è stata Meri Marziali dato che conosceva la realtà a livello nazionale, quindi è stata il tramite per proporre l’idea di aprire una sede territoriale. Poi avevo i contatti di tutte le altre e ho visto che ognuna ha realizzato un proprio percorso personale. Ognuna è esperta in un ambito specifico e questa è una grande ricchezza. Vogliamo poter ascoltare i problemi vissuti e parlare di diritti, senza uno scopo politico”

Quando si parla di diritti si fa sempre politica, in senso ampio, oltre al fatto che tra di voi ci sono esponenti partitici.

“Perché comunque le competenze politiche sulla questione di genere sono un aspetto importante, servono per fare da pungolo, come dicevo, all’amministrazione e alle istituzioni permettendo così che determinate problematiche vengano affrontate di petto”.

Parlando di problemi il primo che mi viene in mente è quello del lavoro. Per fare due esempi, le donne hanno un salario mediamente più basso rispetto ai colleghi uomini e una minore percentuale di contratti a tempo indeterminato. Un fenomeno evidente anche sul nostro territorio. Secondo te per quale motivo? E cosa può fare la politica locale?

Il nostro territorio sconta una povertà in servizi sociali, che è una tendenza un po’ generalizzata, ma in un territorio più piccolo l’assenza si sente particolarmente. Servirebbero maggiori servizi di asilo nido o rette di aiuto alla donna che lavora, per fare degli esempi. Il problema alla base è sia culturale che legale: serve diffondere nei padri la consapevolezza della suddivisione dei compiti familiari e c’è bisogno di permessi di paternità adeguati. Quello che succede invece, in ottica patriarcale, è che l’uomo pensa a portare i soldi e la donna resta a casa a prendersi cura dei figli, senza discussione di un’alternativa; ciò enfatizzato nelle nostre zone perché c’è un grande senso della famiglia. E la politica locale può sempre fare qualcosa: secondo me il pubblico deve pensare ai servizi, non al turismo o ad altro”.

Un altro tema è quello della violenza: nel Fermano i casi di violenza sulle donne e femminicidio sono minori rispetto alla media nazionale e regionale ma in aumento, e nell’ultimo periodo sono aumentate anche le denunce e i procedimenti penali. Quali sono gli stereotipi che circondano il problema e che impediscono di affrontarlo?

“Il nostro battesimo come UDI Marche Sud nasce proprio dalla manifestazione sul DDL Stupri, il 15 febbraio ad Ancona. Quella della violenza di genere è una questione epocale. È disgustoso pensare che ci possano essere denunce finte: ho grande fiducia nelle istituzioni, delle forze dell’ordine e di chi mi verbalizza quella denuncia. Quello della violenza, dei femminicidi, è un problema culturale che va scardinato e che trova le sue radici nel patriarcato, nel potere che sente l’uomo nei confronti di una donna. Quello che devono fare le istituzioni, e che cercheremo di fare anche noi, non è tanto fermare la mano che colpisce, ma il pensiero di colpire. In questo senso le nuove generazioni sono già formate, per loro questi concetti sono scontati: in loro ripongo grande fiducia”.

Dato che questa nuova rete UDI, come hai spiegato, farà da pungolo alle istituzioni su una serie di temi e problematiche, tra cui quelle che abbiamo citato, cosa chiedete alla prossima amministrazione che si insedierà quest’anno a Fermo?

A tutti quelli che si accingono a candidarsi chiediamo il confronto sulla questione di genere. Una discussione con persone che tengano presente anche le problematiche di genere sarebbe un buon segnale, che sia una donna o un uomo ad essere il primo cittadino. Importante anche che nelle squadre vengano garantite le quote rosa, non solo perché sono un obbligo di legge, me perché rispecchia un modo di pensare inclusivo, attuale e aperto al dialogo”.

 

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